Ghana, non solo cacao

Il paese africano guarda alla pesca ed al turismo sostenibile

Quella di Antonella Sinopoli, giornalista, blogger esperta di citizen journalism, non è una scelta comune. Si trasferisce in Ghana con l’obiettivo di capire meglio il paese dove nel 2010 era andata a girare un video sulle cooperative di donne ghanesi.  Già da alcuni anni lavorava a progetti umanitari in favore dei villaggi più remoti della Regione centrale Ashanti, l’antico regno ghanese.  Ma lei vuole vedere e capire di persona e sceglie di andare a vivere sulla costa e di viaggiare all’interno del paese. A Keta, un  piccolo villaggio costiero, nel marzo scorso dà vita ad un’esperimento di turismo solidale, forse il primo del paese.

In Ghana Antonella scopre subito  che i gruppi etnici sono decine, con diversità culturali e di lingua e persino di atteggiamento nei confronti dello straniero, che è bianco. Ma lei vuole confondersi con gli abitanti di questa poverissima regione costiera, che sono pescatori. Aperto agli ospiti da circa un anno, il suo Wild Camp è una piccola struttura  turistica fatta con materiali naturali come legno e bambù. Tra la spiaggia bianca, il rumore dell’oceano, e un’ immensa laguna popolata da uccelli, offre pochi confort: qualche capanna con servizi igienici attigui ed uno spazio comune con una biblioteca per le attività sociali.
L’idea è di tentare nuove forme di turismo partecipativo. Il camp è aperto a tutti coloro che vogliono provare cosa sia la vita vera di un villaggio africano, dove le politiche dello Stato ed i programmi di sviluppo internazionali non arrivano, lontani dai grandi hotel della capitale Accra, che dista tre ore d’auto. Al camp arriva la corrente elettrica, anche se la gente del posto non può permettersela, e le taniche d’acqua si riempiono al pozzo, come fanno i locali.

Ma il suo impegno è forte anche  nella Regione Ashanti, dove era già attiva la Charity inglese Ashanti Development. Antonella sceglie nel 2010 con altri amici di fondare una sezione italiana.  Qui si lavora per realizzare scuole, cliniche, accesso all’acqua potabile, ma anche fornitura di macchinari per processare la cassava, principale alimento per il Paese con cui si preparano  i piatti tradizionali: il fufu, il banku e il gari. E gli sforzi sono pian piano ripagati.  Riscuote grande partecipazione il corso di formazione per apicoltori, così come il sostegno a molti gruppi di donne in differenti villaggi attraverso il micro credito.
Per questo Antonella va avanti. Nei villaggi Ashanti trova la collaborazione dei locali. Con la Charity italiana, che vive di donazioni,  realizza anche una clinica per partorienti, in uno dei pochi villaggi dove si trova una discreta piantagione di cacao, tra le poche ad essere rimasta nelle mani del chief del villaggio. Molte piantagioni sono state invece acquistate da gruppi influenti ed aziende estere. Un trend che dovrebbe invertirsi. Come dovrebbero cambiare i sistemi  di  pesca praticata lungo la costa, antichi  sistemi di lavoro  a cottimo, dove sono i pochi proprietari delle barche a decidere ogni giorno la paga, che di solito è molto bassa. I bimbi restano a lungo a lavorare, non imparano l’inglese ed un futuro migliore resta loro precluso. Un sistema che Antonella spera sia destinato in fretta a cambiare.

Secondo produttore al mondo di cacao, la repubblica del Ghana, presente ad Expo nel Cluster tematico dedicato a questa coltivazione, costituisce un piccolo miracolo nel critico contesto africano. Grazie ai prezzi del cacao e dell’oro, nonostante il crollo di quelli del petrolio, il PIL nel 2013 è cresciuto dell’ 8 per cento. Il patrimonio naturale e culturale, con le tradizioni del regno Ashanti ed i castelli costieri protetti dall’Unesco, un governo democratico e la popolazione pacifica ne  fanno un paese sicuro, aperto alla cooperazione. Ne parliamo con l’avvocato  Francesco Campagna, esperto  in Tutela dei Diritti Umani, rappresentante presso la FAO della Ong ICCM (International Coucil of Catholic Men), console onorario del Ghana per la Sicilia e la Calabria.

 

Intervista a Francesco Campagna

Il Ghana è, nel contesto africano, tra i paesi più democratici e sicuri. Quale modello economico sta sviluppando il governo?
“E’ vero, il paese emerge per stabilità politica: dopo diverse tornate elettorali, i democratici sono stati confermati al governo. Ventisei milioni di abitanti, per il 40 per cento dediti all’ agricoltura, sono concentrati nelle regioni centromeridionali, dove si trovano le grandi piantagioni di cacao e di altre colture, mentre al nord l’agricoltura è di tipo familiare, la popolazione più povera e meno produttiva. Tuttavia, nel 2015 il paese ha raggiunto un traguardo importante, dimezzando l’ indice di povertà estrema, anche se all’ interno rimangono disuguaglianze estreme. Sono le donne la forza trainante, dedite alla trasformazione de prodotti, lavorazione dei cereali, farine  per gli alimenti, ma anche lavoro nei campi, ma si tratta di manodopera non specializzata e poco scolarizzata.  La priorità attuale del governo ghanese è il problema dell’ approvvigionamento energetico. Ma si guarda anche a iniziative di cooperazione per incentivare il turismo internazionale con  itinerari  alla scoperta dell’ artigianato del kente, il tessuto tradizionale delle popolazioni Ashanti, oppure al circuito dei castelli di epoca coloniale”

C’ è un paese dalle potenzialità sconosciute legato alla forza trainante delle donne?
“Le donne ghanesi anche in politica stanno raggiungendo posizioni di rilievo.  Sono donne attualmente il ministro del Turismo, della  Pesca e degli  Esteri. L’ agricoltura non può dirsi certo  avanzata e si scontra con l’ approvvigionamento dell’ energia, che è fornita dal bacino del lago Volta, ma  il livello delle dighe si è abbassato in questi anni a causa  della diminuzione delle piogge.  Il paese, non ancora autosufficiente dal punto di vista energetico, si sta spostando verso le energie pulite. Al nord  si stanno installando impianti solari, anche se i pannelli per usi domestici stentano a partire, nel 2014 sono state approvate le tariffe ad incentivi per i produttori privati disposti a stipulare contratti con il paese”.

  Quali progetti di cooperazione internazionali sono già stati avviati dopo l’ esperienza di Expo ed attorno ai temi dello sviluppo sostenibile?
“L’ attuale ministro della pesca ghanese,  Hanny Sherry Aytey sta guardando con interesse al modello della Blu Economy,  per uno sviluppo sostenibile del comparto della piccola pesca costiera ed è pronta a siglare una collaborazione con il Distretto produttivo della pesca di Mazara del Vallo, in Sicilia. Il  patrimonio ittico ghanese è stato negli anni impoverito dalla pesca illegale, da uno sfruttamento dissennato del tonno atlantico che finisce sui mercati esteri. Il paese ha bisogno di supportare nuovi sistemi produttivi per le proteine nobili da immettere sui mercati locali: ad esempio il fish farming, ovvero l’ acquacoltura, che già esiste, ma che  ha bisogno di  know how nella catena della produzione e trasformazione.

Maria Laura Crescimanno

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