Il ruolo del biogas nell’agricoltura sostenibile

Una soluzione green che produce energia pulita e restituisce fertilità alla terra

Il report 2014 del IPCC ( Intergovernamental Panel on Climate Change) affronta il tema di come mitigare il danno prodotto dal cambiamento climatico in corso, mettendo il dito sulla piaga: l’agricoltura, insieme all’uso eccessivo delle foreste e del suolo, è responsabile del 24% delle emissioni inquinanti in atmosfera, il doppio di quanto prodotto dai trasporti. Eppure, a sentire gli esperti, da problema l’agricoltura potrebbe diventare parte della soluzione, contribuendo ad alleviare le conseguenze del surriscaldamento del pianeta. Come?
Limitando le emissioni inquinanti, ma anche introducendo in azienda nuove pratiche, come la produzione di biogas di seconda generazione.
È una delle vie che può contribuire alla produzione di energia pulita, insieme allo sviluppo di nuove tecnologie per la cattura di CO2 con appositi impianti che la rilasciano nel terreno migliorandone la fertilità. Un circolo virtuoso a beneficio della produzione agricola e dell’ambiente.
In Italia c’è chi, a giudicare dai risultati, è riuscito così ad uscire dalla crisi.
Stefano Bozzetto è un pioniere della produzione del biogas fatto bene. Con la cooperativa “La Torre” nel comune di Isola della Scala in provincia di Verona, da molti anni dedita all’allevamento del bovino da carne, lavora a un modello sostenibile in agricoltura e zootecnia. Le aziende agricole che producono biogas, infatti, possono attuare un modello basato sulla diversificazione delle produzioni e sulla riduzione o completa sostituzione di fertilizzanti chimici. Un suolo più fertile, inoltre, è in grado di sostenere e garantire la produzione di alimenti, mangimi, carburanti e bioprodotti, concorrendo, insieme alla vegetazione, alla regolazione del clima.
È proprio grazie alla produzione di biogas che la stalla della Cooperativa La Torre è tornata dopo due anni a piena capacità di animali all’ingrasso, contribuendo anche alla fertilità dei terreni, che in netto miglioramento, si preparano ad accogliere nuove coltivazioni.

La risposta alla crisi della Cooperativa La Torre – spiega Stefano Bozzetto – è stata quella di diversificare restando saldamente ancorati alla vocazione iniziale. Produrre energia e cibo e, nello stesso tempo, aumentare la sostanza organica e la fertilità dei suoli agricoli. Sui tetti della stalla, in sostituzione dell’eternit, è stato installato un impianto fotovoltaico da 1 MW, mentre sono stati realizzati due impianti a biogas da 1 MWe ciascuno, che utilizzano i liquami e letami della stalla e di quelle vicine. Ciò ha determinato un duplice effetto: primo, l’azienda ha potuto ridurre drasticamente l’utilizzo di concimi chimici ricorrendo ai concimi organici prodotti dall’impianto a biogas; secondo, l’incremento della fertilità dei suoli ha permesso di aumentare la produzione foraggiera e di ridurre il costo di alimentazione per gli animali.
Adesso si pensa di ampliare la produzione da fonti rinnovabili con un impianto a biometano, autorizzato dal Comune di Isola della Scala, contando quindi di produrre entro il 2017 riso, carne, energia elettrica e biometano da utilizzare nei trasporti. Senza contare che si produrranno oltre 200.000 tonnellate all’anno di concime organico con cui ripristinare la fertilità dei propri terreni.

Il cambiamento climatico è in atto. La questione, dallo scioglimento dei ghiacciai all’innalzamento dei mari e delle temperature medie stagionali, è sotto gli occhi di tutti. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama lo ricorda al mondo intero nel video di lancio del suo Clean Power Plan. Il mese di Luglio 2015 poi, segnerà un record: è stato il mese più caldo dell’anno da quando l’uomo ha iniziato a registrare le temperature della terra. Cosa c’è da fare, e quanto tempo resta? Tra gli esperti, c’è chi lancia uno sguardo ottimista sul futuro. Gianni Silvestrini, ingegnere, autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche, Presidente del Green Building Council Italia, Direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista QualEnergia spiega come vincere la sfida nel suo libro “2C (due gradi)”. Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia.

 

Intervista a Gianni Silvestrini 

Energy for life, cosi recita il claim di Expo. Si è parlato troppo poco di consumi energetici e delle sorti del pianeta nell’esposizione milanese ?
La questione del cambiamento climatico e delle energie è un tema globale. Quest’anno, considerato tra gli esperti l’ anno fondamentale per le decisioni strategiche da adottare per mitigare il cambiamento climatico, Obama ha accelerato gli impegni dopo l’accordo con la Cina, il Papa ha lanciato l’ enciclica sull’ ambiente, ma in Expo il legame tra alimentazione, clima ed energia non è stato centrale. Adesso si guarda alla conferenza di Parigi a dicembre, dove non prenderanno impegni, come avvenuto a Kyoto, soltanto i rappresentanti del mondo industrializzato, ma anche quelli delle economie in via di transizione. L’Europa porterà l’ impegno di tagliare del 40 % le emissioni di CO al 2030. Ma gli occhi restano puntati sul cambiamento di rotta della Cina, che produce emissioni superiori a Stati Uniti ed Europa messi insieme.

Il suo ultimo libro dal titolo emblematico “2 C (due gradi)”, richiama l’agenda politica al limite fissato dall’ IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change). E’ il limite che il riscaldamento globale non deve superare pena incontrollabili, se non irreversibili conseguenze: un aumento di due gradi della temperatura media del pianeta rispetto al 1750, l’inizio della rivoluzione industriale.
Nel libro sottolineo come dovremo adattarci comunque al fatto che il clima cambierà, ma solo a fronte di impegni incisivi eviteremo conseguenze irreversibili. Lo scioglimento dei ghiacciai dell’ Antartide causerà un innalzamento sempre maggiore dei mari. Il fenomeno può essere rallentato, non arrestato, ma con un taglio netto delle emissioni potremo evitare le catastrofi. A fronte delle politiche di adattamento, già avviate ad esempio negli Stati Uniti dall’EPA, l’ Environmental Protection Agency americana, con piani nazionali l’ Europa si è data solo nel 2013 una strategia contro le alluvioni. Interventi a cui si dovrebbero affiancare le nuove politiche di mitigazione del danno, dell’ efficienza energetica e delle nuove energie rinnovabili. Il libro registra un cambio di marcia importante: a livello globale da tre anni si installano più impianti idroelettrici, solari ed eolici che impianti a carbone e gas. In Cina si osserva un’ inversione di tendenza che fa ben sperare. A spingere verso il cambiamento, ci sono stati motivi di carattere sociale e sanitario per la popolazione, oltre alla green economy che ha cominciato ad espandersi nel mercato interno. Nell’ ultimo accordo con Obama, la Cina prevedeva il picco di emissioni di CO2 nel 2030, ma questo potrebbe arrivare prima tra il 2020 o 25, grazie anche all’ impressionante riduzione dei costi delle energie rinnovabili. Lo stesso potrebbero fare l’ India, insieme ad altre economie in corso di transizione.

Ci faccia capire, tornando ai temi di Expo, con il clima che impazzisce cosa succederà in agricoltura? Avremo eccedenze di disponibilità o sofferenze di acqua per i campi?
L’ agricoltura è una delle realtà più a rischio. Un esempio è la siccità di questi tre anni in California. Un altro dato preoccupante è l’ innalzamento del mare, che gli scienziati registrano in aumento a causa dello scioglimento dei ghiacci, fenomeno che può comportare la salinizzazione delle falde, che è ancora un’altra minaccia crescente a danno della risorsa di acqua potabile. Ancora, alcuni esempi di cambiamento climatico in atto ci dicono che tra Groenlandia ed Antartide si perdono ogni anno cinquecento km cubi di ghiaccio che si scioglie in mare. Ora, è noto che la richiesta globale di cibo aumenterà del 70 % da qui al 2050, e per soddisfarla servirà sempre più acqua per i campi. Ma dei problemi dell’ agricoltura tratterò a fondo nella seconda edizione del mio libro in preparazione. Il punto è come si debbano cambiare i sistemi di produzione agricola e di irrigazione utilizzando nuove tecnologie. Perché l’ acqua sarà, paradossalmente una risorsa sempre più rara.

Le soluzioni, si è detto, stanno nelle nuove tecnologie verdi. Siamo in tempo per riprogettare un’economia sostenibile, per trasformare le nostre città ed i sistemi di produzione?
“La partita, è chiaro, si gioca sulle tecnologie per l’ efficienza energetica, che in alcuni casi hanno visto un’ evoluzione sorprendente. Per esempio il fotovoltaico, che ha già comportato laddove adottato, una significativa riduzione dei consumi e dei costi, oppure l’ efficienza dell’ illuminazione a LED che in tre anni è passata da quattro a sei volte quella delle normali lampade. Ma bisogna andare verso una riprogettazione edilizia che miri a consumi quasi zero. L’altra partita decisiva è adesso sul versante dei trasporti, il prossimo boom sarà quello dell’ auto elettrica, dato che le batterie dal 2020 costeranno molto meno di oggi. Gli aerei andranno a biofuel, nuovi carburanti magari fatti con le alghe, anche se in questo campo parliamo ancora di ricerca. Ci saranno comunque da superare i problemi dei mercati, le grandi compagnie elettriche che dovranno riconvertirsi, cosa che sta già accadendo per l’ Enel in Italia. Siamo nel secolo dell’ abbandono dei combustibili fossili. Lo scenario futuro prevede che le emissioni dovranno calare del cinquanta per cento entro il 2050, ma anche che dovremo imparare, con le nuove tecnologie, ad assorbire dall’ atmosfera la CO2 come di fatto fanno le piante”.

Maria Laura Crescimanno

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