Perché non possiamo più sprecare cibo

L’attuale produzione di cibo al mondo basterebbe, in teoria, a nutrire tutti gli abitanti del pianeta. Se questo non avviene è anche perché, come documenta la FAO, circa un terzo di quel cibo viene sprecato o perso in qualche punto della catena di produzione e di consumo.

Nei paesi in via di sviluppo, quelli più esposti al rischio della fame, il cibo viene perso soprattutto in fase di raccolta e distribuzione, perché mancano quelle tecnologie che nel mondo occidentale sono date per scontate, come la catena del freddo o sistemi di trasporto sufficientemente rapidi.

Nei paesi sviluppati, invece, è predominante lo spreco nel consumo: cibo acquistato o preparato in eccesso e non consumato. Succede in casa, nella ristorazione, nella grande distribuzione. Risolvere il problema non è semplice: in parte, lo spreco di cibo è anche la conseguenza delle regole che assicurano la sicurezza dei nostri cibi (come le date di scadenza o la regolamentazione del commercio del pane).

La lotta allo spreco è uno dei temi caratterizzanti della Carta di Milano, e ad Expo si è discusso molto di iniziative per limitare lo spreco e per recuperare almeno una parte del cibo in eccesso. L’Expo è stata anche l’occasione per Milano per dotarsi, prima città italiana, di una sua Food Policy, una politica del cibo che impegna l’amministrazione locale a limitare lo spreco di cibo. Problema diverso, ma collegato, è quello delle grandi quantità di scarti agricoli che spesso rappresentano un problema ambientale, ma che possono trasformarsi in risorse industriali.


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