Scarto? No, risorsa

Il CNR con l’evento Expo “Scarti agricoli: la nuova ricchezza” spiega come ridurre gli sprechi, trasformando i sottoprodotti dell’agroalimentare in materie prime per l’industria – video

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Secondo la FAO circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano viene perso o sprecato: 1,3 miliardi di tonnellate all’anno. Questo significa anche che enormi quantità di risorse impiegate nella produzione alimentare sono utilizzate invano e che le emissioni di gas serra causate dalla produzione del cibo che si spreca sono emissioni completamente superflue.

L’istituto di scienze e tecnologie molecolari del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) sta sviluppando nuove tecnologie per produrre e sviluppare materiali alternativi ai prodotti di sintesi, partendo dallo scarto vegetale e agroalimentare. A Expo, durante un evento organizzato a Padiglione Italia, ha illustrato il suo lavoro con la “ruota degli scarti”, una installazione in cui a ogni prodotto agroalimentare corrisponde la possibile applicazione dei suoi scarti.

In questo modo si potrebbero per esempio limitare le emissioni dei gas serra dovute agli scarti. Per esempio la paglia del riso è comunemente lasciata sul campo e re-interrata in assenza di ossigeno e ciò produce emissioni di metano, un gas a effetto serra. Si calcola che questa pratica produca il 10-15% delle emissioni di metano nel mondo. Dalla paglia del riso si possono invece ottenere resine bio per materiali plastici, come avviene per altre biomasse, quali il grano e il mais. Combinando le resine con altre fibre naturali, come il lino o la canapa, ma anche con piume di pollo, si ottiene un cuoio vegetale, oggetto di intensa attività di ricerca e sviluppo nella catena produttiva delle calzature sportive.

Dalla lavorazione dei semi di uva, dal pomodoro, dalla zucca e dai fondi di caffè è possibile produrre un olio vegetale che poi l’industria può trasformare in una resina trasparente, potenzialmente utilizzabile per produrre mobili o confezioni. C’è poi la lana degli ovini, in Italia non commercializzata e, che, combinata a fibre vegetali, può essere usata per produrre pannelli isolanti termici e acustici particolarmente apprezzati nell’edilizia.

Il cibo viene perso o sprecato durante tutta la catena produttiva, ma nei paesi a basso reddito gli sprechi sono connessi principalmente alle prime fasi produttive (tecniche di raccolta, stoccaggio e imballaggio), mentre nei paesi a medio e alto reddito il cibo è sprecato nella fase di consumo, il che significa che viene scartato anche se è ancora adatto per il consumo umano. Come conferma anche lo chef Igles Corelli che con la sua cucina circolare ha inventato un metodo che fa risparmiare perché annulla i rifiuti. Una filosofia che rispetta il prodotto e il lavoro di chi crea la materia prima.

 Elisabetta Bernardi e Giovanni De Faveri 

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